Quello che mi dite ora

Poco prima che uscisse il mio romanzo, avevo fatto un post in cui parlavo di cosa mi sentivo dire spesso. Adesso che è passato un po’, forse, è il caso di riparlarne. Dunque, cosa mi sento dire ora?

“È scritto in italiano!”
No, ok, non mi sento dire davvero così. Il modo più comune di dirlo è: in un italiano perfetto. Cosa che lusinga, senza dubbio, ma che fa anche un po’ sorridere. Boh, meno male, insomma. Viene però da chiedersi cosa leggiate di solito.

“Vabbè, è ovvio che sei tu.”
Sarò sincera: io ci ho rinunciato. Anna non ha ammazzato nessuno, quindi se volete credere che sia io va bene. Fate voi. Ci mancherebbe. Vale la pena, però, di fare una riflessione su questo bizzarro fenomeno: me lo dite come se fosse un segreto che avete scoperto, vi sentite furbi, intelligenti. Lo sussurrate piano, con un sorrisetto. Mi dispiace darvi fastidio, quindi non proverò nemmeno a rispondere. In fondo, ha importanza? Se il romanzo vi è piaciuto, va bene così. Di sicuro ho capito che narrare in prima persona di una ragazza della mia età provoca questo effetto. Be’, ok. Vi dirò: non mi dispiacerebbe nemmeno essere Anna, le voglio bene. Forse a volte vorrei essere Lidia, però ci si accontenta. E sapete qual è il problema? Che davvero non gliene frega niente a nessuno, che sia io o meno. Pensatelo, se vi pare. Solo, per favore, non sentitevi furbi e non chiedetemi se è vero per poi accusarmi di mentire quando rispondo.

“La protagonista sono io.”
Questa è una sorpresa. Sì, probabilmente tutti ci facciamo le paranoie di Anna. Tutti abbiamo dentro un’emotività sgocciolante e ridicola, che soffochiamo per non sembrare dei folli. Anna non è da meno, ma il lettore può entrare nella sua testa e spiare i suoi pensieri. Ormai ho raccolto parecchie testimonianze di varie “Anne” che si rivedono del tutto nella mia protagonista. Ed è bello. Mi fa davvero piacere. Ho sempre avuto il timore che l’avreste odiata, la mia povera Anna.

“Ma quando pubblichi il prossimo?”
Santo cielo, un attimo. Cioè, in realtà ne sto scrivendo due. Ma suppongo ci voglia un po’ di tempo.

 

 

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