Quello che mi dite

Non so se lo sapete, ma sta per uscire il mio primo romanzo.
Il periodo precedente all’uscita, in cui inizi a parlarne in giro, è un delirio divertente. Di certo potrò aggiungere altro, con il tempo, ma ecco cosa mi sento dire in continuazione.

“Me lo stampi?”
Questo vince il premio del più comune. Forse non sapete quanto costa l’inchiostro delle stampanti: se lo facessi, senza nemmeno chiedervi dei soldi, spenderei così tanto in più rispetto al costo dell’ebook che viene da ridere. E non dico che sia brutto scrivere per la gloria, ma chiedere all’autore di spender lui dei soldi per farvi leggere il suo romanzo… be’, è crudele. Sappiatelo.

“Ma ha un lieto fine?”
Sarò sincera: questa non l’ho capita. Volete che lo abbia? Preferireste se non lo avesse? Quale sarà il ragionamento dietro la domanda? E, più che altro: se non avete ancora nemmeno letto la sinossi, per quale motivo volete sapere come finisce?

“Non vedo l’ora di leggerlo! Ah, ma è un ebook? Eh, allora…”
Capisco molto bene la diffidenza nei confronti degli ebook. Capisco l’amore per la carta e per il suo profumo. Capisco anche l’ostacolo che, a volte, si incontra dovendosi adattare ai nuovi mezzi di comunicazione. Quello che non capisco è perché bisogna fingere entusiasmo e curiosità. Se vuoi leggerlo, lo leggerai anche sulla carta igienica. Secondo me, eh. Poi fai tu.

“Di che genere è?”
Altra domanda molto comune. E non è nemmeno strana: sono io a trovarmi in difficoltà, se me la ponete. Direi che il mio è un romanzo di formazione: dirlo così, però, non dice nulla. La cosa bella è che nessuno chiede “di cosa parla?”. Pare che il genere esaurisca la sete di informazioni. Mi chiedo cosa avete capito, sapendolo.

“Ma la protagonista sei tu?”
A dire il vero, quando mi chiedete questo mi sento fiera. Forse è la domanda più classica che esista, per uno scrittore. Mi fa sentire realizzata. E no, non sono io, comunque.

“Anche il vicino di casa di mio nonno ha scritto un libro, ecco il link!”
Altro mistero: come mai, dato che ho scritto un romanzo, credete che io non veda l’ora di leggere le opere di tutti i vostri conoscenti, parenti e animali domestici? A volte lo faccio, più che altro perché mi fa piacere supportare gli autori. Ma… perché? No, seriamente. Mi succede in continuazione, non capisco: perché?

“Allora ne compro otto copie!”
Questa, in realtà, è bella: un autore è sempre felice di sentirvi dire che volete supportarlo. La vera domanda, però, è: ma poi lo leggerete, almeno? Perché è carino, davvero tanto carino che abbiate queste buone intenzioni. Però poi leggetelo, ditemi cosa ne pensate. Otto volte, a questo punto.

(To be continued…?)

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