I “libri-esca” e la storia del Bosco

Quando ero bambina, mio padre usava circondarmi di storie.
Lo faceva senza sforzo, perché piacevano anche a lui. C’erano quelle che inventava sul momento, con capacità di improvvisazione che gli ho sempre invidiato, e poi c’erano quelle che prendeva dai libri.
I libri erano tanti; ricordo da sempre scaffali pienissimi, pagine gialle, copertine di ogni tipo.
Conoscendo mio padre e conoscendo me, viene spontaneo immaginare da dove sia nata la mia passione per la lettura. Tuttavia, centinaia di “lettori forti” vengono da famiglie che non leggono. Si tratta di predisposizione naturale? Di un caso?
In un mondo in cui i lettori sono sempre meno, molti si chiedono come si potrebbe costringere un bambino ad apprezzare la parola scritta. Ma siete sicuri che sia la domanda giusta? Volete davvero costringerli?
Io credo che le storie di mio padre abbiano avuto un ruolo nelle mie scelte successive. Erano belle, perdinci. C’era quella di Mr Muscolo, che non era un gel ma una sorta di plagio di Braccio di Ferro. Lui però usava le mele per diventare forte. Io odiavo le mele, ma non potevo abbandonare questo strano supereroe: dovevo mangiarle per sapere cosa gli fosse successo di nuovo.
C’era Patrizia, una mia coetanea di cui veniva narrata la vita quotidiana. A lei, stranamente, succedevano cose simili a quelle che vivevo io. Scoprire come avrebbe reagito alle mie stesse esperienze era vitale.
C’era Il Bosco, un luogo incantato in cui gli animali parlavano. Era una saga: ogni sera potevo gustarne una puntata, la storia proseguiva e spesso c’erano veri e propri cliffhanger. Il drama principale riguardava l’emotività nevrotica del protagonista, il Sole (sì, quello. Il sole. Che però parlava, era amico degli animali del bosco, e ne combinava sempre una). Pur avendo una grande responsabilità sulle spalle (perché, insomma, era il sole), era un tipo immaturo. Un giorno, sbirciando sulla Terra, aveva notato la Signora Tartaruga e se ne era perdutamente innamorato. Come potete immaginare, questa passione bruciante (lo so, scusate) causava non pochi problemi. Tutti gli animali, compresa Madre Natura che ne era la regina, erano costretti ogni volta a rimediare ad i suoi disastri. La Luna, dal canto suo, si limitava a fare da spettatrice: mai avrebbe ammesso di voler bene in modo speciale, sotto sotto, a quel cretino che andava dietro ad un quadrupede e che si rendeva ridicolo invece di guardare lei.
Se ci pensate un attimo, la saga del Bosco era particolare. Mentre le altre storie erano dei pretesti per comunicare qualcosa (convincermi a mangiare mele, o darmi dei consigli saggi usando una bambina come tramite), questa aveva tutta una serie di personaggi ben delineati.
Madre Natura era severa, ma il Sole era il suo figliuolo prediletto e finiva per viziarlo. Nel Bosco se ne parlava sottovoce, ogni tanto: la sovrana avrebbe proprio dovuto privarlo del suo ruolo, o avrebbero finito per morire tutti. Invece continuava a perdonarlo! Aveva forse dimenticato di quella volta in cui si era messo in testa di abbracciare la Tartaruga, avvicinandosi tanto da creare un incendio? C’era quindi un difetto in quella madre dolce, un lato debole che la portava a compiere errori.
Il Sole era un adulto rimasto bambino, ostinato nel pretendere l’impossibile e simpatico ma irritante. Ti chiedevi quando sarebbe cresciuto, se mai avrebbe imparato a fare il suo dovere sacrificando qualcosa.
La Luna era la femminilità. Civettuola, spesso scorbutica, ma fondamentale. Era quella capace di soffrire in silenzio, per poi intervenire al momento giusto e salvare la faccia al Sole con buone idee. Senza che lui, povero zuccone, si accorgesse mai di essere soggetto di tali cure.
La Tartaruga, del resto, era una femminilità diversa. Matura, silenziosa, capace di affascinare non per l’aspetto ma per la saggezza.
E ce n’erano altri, tanti. Potrei proseguire. Io avevo pochi anni, e pendevo dalla bocca di mio padre perché la storia del Bosco era la mia serie preferita.
Quindi, mah, io la butto lì: piuttosto che cercare di scegliere i “libri-esca” che costringano un bambino a leggere, provate a raccontargli una storia. Se volete, raccontategli quella del Bosco. Con me ha funzionato.
Buona fortuna.

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