Le donne rimangono

Le donne rimangono. Corrono nei corridoi degli ospedali, facendo rumore con i tacchi. Portano buste, zaini, sorrisi. Le vedi al capezzale di un parente che improvvisano battute, le vedi fuori dal reparto che si consigliano fra loro su cosa dire, su come tranquillizzare. Le vedi con la calma addosso, quella di quando sai che le cose sono brutte e non hai tempo per piangere perché ci sono maniche da rimboccare.
Gli uomini intorno hanno occhi grandi. Nei letti è difficile tenerli: vogliono andare a casa, si lamentano, hanno paura. I visitatori provano a fare del loro meglio, inventano una scusa, sbagliano la bugia da dire. Si confondono e poi escono dalle stanze, vanno a fumare una sigaretta mentre le donne fanno tac tac con le scarpe e tornano dentro portando qualcosa.
Fuori da lì si credevano forti, gli uomini. Non vedono l’ora di uscire per tornare alla normalità, in cui possono sentire di controllare tutto. La normalità pulita, in cui gli affari di casa non sono vomito da asciugare o la scelta del momento per una carezza.
Sono le donne a rimanere. E dovranno pur ricordarselo, gli altri, quando escono da lì. All’ennesimo “ci penso io” dovranno pur farci caso e chiedersi, magari, se si sentono ancora così forti.

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